Un grazie di cuore per questo calcio così vivo che coinvolge gli occhi, il cuore e lo stomaco che salta in gola e fa urlare la gente di gioia. Perché l’orgoglio di amare questa squadra che è riuscita nel giro di un soffio a guarire la gastrite accumulata da due anni di non calcio è difficile da descrivere. La Fiorentina è emozionante come la città vista dal piazzale, come una corsa lungo l’Arno all’alba, come un figlio che ti sta accanto e tifa con te per la squadra della vita. Questa Fiorentina ha ritrovato il sentimento e il senso di quelle emozioni che erano finite chissà dove. E questo è ciò che conta di più, perché l’astinenza dal coinvolgimento emotivo ci aveva avvizzito il cuore e raffreddato lo spirito, avvitati come eravamo nell’ombra di una grande nulla. Quindi un grazie a società, allenatore e squadra, senza esagerare coi sogni ma senza esagerare neanche con la ragione e il pragmatismo, perché il calcio senza sogni non ha ragione di esistere. La verità è che questa squadra sa trasmettere gioia. E allora questa gioia coltiviamola con amore. Sempre.

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