ANDREA DELLA VALLE ANCHE LUI TIFOSO VIOLA

Lo hanno visto sudatissimo contro l’Udinese. Agitarsi in tribuna con la Juve. Esultare contro la Lazio dopo il gol di Ljajic. Da quando si è liberato dell’immagine del manager compassato, Andrea Della Valle ha rivelato il suo vero io. Quello del dirigente appassionato e passionale. Ha un’anima da tifoso il pres, e finalmente l’ha tirata fuori. Anche se dopo la gara con l’Udinese si è quasi scusato. «Io sono così. Magari un po’ più controllato, ma così. Oggi sembravo un ultrà… Ma adesso mi ricompongo ». Poi ha spiegato: «Era giusto lasciarsi andare, è stata un’estate sofferta, alla fine credo di aver mantenuto le promesse»."Lasciamo stare le fesserie di Marotta su Berbatov e le battute di Agnelli sulla discoteca... Magari in discoteca ci andremo noi per festeggiare lo scudetto virtuale del 1982. Quello che tutti ci sentiamo sul petto...". Mitico Andrea Della Valle! Quest’anno non finisce di sorprendere. Non pronuncia il fatidico titolo del Brivido di trent’anni fa — "Meglio secondi che ladri!" — ma lì, sul portone dello stadio, dove lo intervistiamo al riparo della pioggia scrosciante, conquista un altro «quarto» di fiorentinità: «uno di noi», come direbbero i tifosi della Fiesole. Lui, all’epoca dello scudetto virtuale, aveva 17 anni e non visse le palpitazioni, e i pianti, di Firenze per il gol annullato a Graziani a Cagliari, che avrebbe dato la vittoria alla Viola, garantendole lo spareggio con la Juve. Che, viceversa, ebbe un generosissimo (sic!) rigore a Catanzaro, trasformato dall’irlandese Brady. Vinse il titolo grazie a quel «punticino» di vantaggio. Ma dieci anni alla guida della Fiorentina, evidentemente sono contagiosi. Così succede che, mentre ADV lascia il «Franchi» gongolante per una vittoria che proietta la Fiorentina lassù, nell’aria rarefatta dell’alta classifica, gli fanno una domanda sugli Agnelli e sull’attacco del fratello Diego alla Fiat. Lui si ferma un attimo, come folgorato. Sorride...

Nessun commento:

Posta un commento